Fondi russi ai partiti antieuropei: intelligence Usa indaga

La mano del Cremlino starebbe sostenendo i partiti euroscettici. Compagini come il Front National di Marine Le Pen, o come la nostra Lega Nord. Con questo sospetto gli Stati Uniti hanno dato il via una grossa operazione di intelligence per appurare se e quanto la Russia si stia infiltrando nei partiti europei per allontanare l’Ue dalla Nato e dall’influenza americana. La notizia è comparsa sulle pagine del quotidiano Telegraph, grazie all’imbeccata di un funzionario del governo britannico. “C’è veramente unanuova Guerra Fredda là fuori”, sostiene la fonte, “proprio nell’Unione europea stiamo vedendo un’evidenza allarmante degli sforzi russi per disfare la fabbrica dell’unità europea in un’intera gamma di questioni vitali”.
E’ James Clapper, direttore nazionale dell’intelligence americana, a essere stato incaricato dal Congresso a condurre le indagini su tutta questa serie di fondi clandestini che dalla Russia andrebbero a soffiare sul fuoco delle debolezze europee. La fonte non ha dichiarato quali siano i partiti sospettati di aver ricevuto denaro russo, ma è facile supporre che si tratti di quelle formazioni che intendono rimuovere le sanzioni economiche alla Russia seguite all’annessione non riconosciuta della Crimea e, come già ricordato, ridiscutere l’alleanza militare transatlantica della Nato. Un identikit, perfettamente compatibile con il programma di politica estera della Le Pen.

Il piano di Mosca sarebbe quindi quello di trarre pieno beneficio geopolitico dalla possibile disgregazione politica dell’Unione europea, tesa fra la crisi dei migranti e le performance economiche divergenti fra i vari stati membri. Una situazione che, anche senza il bisogno di supporti esterni, sta già aiutando l’ascesa di numerose formazioni anti-sistema in tutta Europa.

Sull’ipotesi di aver ricevuto soldi dalla Russia il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, ha già sonoramente smentito (“è una cazzata”); eppure è certo che il Front National, alleato della Lega all’europarlamento, ha ricevuto un prestito di nove milioni di euro nel 2014 da parte di una banca russa. Il presidente della First Czech-Russian Bank, erogatrice del finanziamento, è Roman Popov, un uomo considerato molto vicino al Cremlino.

Mps vale mezzo euro. Tonfo -18%

Borsa Milano in apnea, tonfo senza fine per il titolo Monte Paschi di Siena nonostante la Consob abbia prolungato il divieto di vendite allo scoperto sui titoli MPS, tartassati dagli ordini di vendita negli ultimi giorni. Le quotazioni della banca senese valgono ormai meno di un caffè. Il titolo è sospeso per eccesso di ribasso e segna un calo teorico -18,31%, a quota 0,5355 euro.

È un’altra seduta decisamente negativa in Europa e sui listini azionari mondiali. Petrolio di nuovo in areea 27-28 dollari al barile (vedi grafico sotto) e ondata di vendite in Asia, dove i mercati sono scesi ai minimi di 4 anni. Dopo quella cinese, anche la Borsa giapponese, in calo del 3,7% quest’oggi, è entrata in una fase di mercato ribassista. L’indice di Hong Kong ha toccato i minimi di tre anni e mezzo.

Gli indici Euro STOXX 50, Dax tedesco e Cac francese sono tutti e tre in ribasso di almeno tre punti percentuali. L’avvertimento dell’AIEA, l’Agenzia internazionale dell’energia atomica, secondo cui il “mondo potrebbe affogare nell’eccesso di offerta di petrolio”, ha messo ulteriormente sotto pressione le quotazioni del greggio, in calo del 2-3%, e di riflesso il settore energetico e minerario.

A Piazza Affari, -21,5% da luglio ma +1% ieri, anche oggi – un’altra seduta da dimenticare – le osservate speciali sono le banche. Secondo un’analisi di Mediobanca la Bce starebbe ostacolando in tutti i modi le operazioni di acquisizione e fusione nel settore.

Le perdite che hanno interessato le popolari e Unicredit ieri non sono un evento isolato. Nell’ultimo semestre, mentre la Borsa di Milano cedeva il 21,5% il comparto bancario è stato protagonista di ribassi ancora più pesanti, con istituti che hanno perso anche più della metà della propria capitalizzazione. Il tutto mentre l’indice del settore bancario europeo (lo Stoxx Europe 600 delle banche) ha perso circa il 30%.

Dal luglio del 2015, ovvero da quando il Ftse Mib aveva riagganciato la soglia dei 24mila punti che non si vedeva dal crac di Lehman Brothers a settembre 2008, la peggiore performance è quella di Monte dei Paschi di Siena. Il titolo ha visto andare in fumo il 65% della sua capitalizzazione, nonostante gli ultimi due aumenti di capitale imposti dalla Banca centrale europea. Da ieri Siena capitalizza meno di 2 miliardi di euro. La quota della Fondazione vale ormai 34 milioni.

Forti vendite anche sull’altra sorvegliata speciale della Bce: Banca Carige. Il gruppo genovese, che dovrebbe trovare un partner per uscire dall’incertezza, ha dimezzato il proprio valore (-54%) in Borsa, dove adesso vale circa 660 milioni di euro. Non va meglio alle due ‘big’: UniCredit ha ceduto il 36,7% e Intesa Sanpaolo 25%.

Perdite significative anche per il gruppo delle Popolari, nonostante l’atteso consolidamento del settore innescato dalla riforma del governo per per la trasformazione in Spa: il Banco Popolare ha perso il 40%, Ubi Banca il 37,8%, Bper il 34,5%, la Popolare di Milano il 20%. Tra le banche che hanno ceduto meno c’è infine Mediobanca (-19,6%).

da: http://www.wallstreetitalia.com/