MPS weekly — ordinary trader

mi sbaglierò, ma io qui vedo una futura esplosione e neanche tanto lontana, c’è una buona accumulazione in atto! raffronto con unicredit ed intesa non c’è da stare allegri! Il problema non è solo MPS,

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Pressione fiscale sale al 43,3% grazie al decreto salva-banche — QuiFinanza

La pressione fiscale del 2015 è scesa al 43,5%, in calo di 0,1 punti su base annua ma in rialzo di 0,2 punti sulla stima precedente. Lo rileva l’Istat. La correzione, spiega l’istituto, riguarda le operazioni connesse alla risoluzione della crisi delle quattro banche, secondo le decisioni assunte lo scorso 22 novembre. In particolare, le…

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DIVERSIFICAZIONE.. — istruirefinanza2015

Diversificazione, un concetto astratto che in concreto significa “non mettere tutte le uova nello stesso paniere”, perché se cade la cesta si rompono tutte. I fondi investono in molti titoli, che differiscono per capitalizzazione, mercato e settore di appartenenza, per cui le perdite che derivano dal crollo di uno o alcuni sono bilanciate dalle performance […]

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Fondi di investimento, quelli attivi costano di più perché puntano sulle capacità e sulla competenza di uno o più manager — notiziefinanza

Quando si tratta di fondi comuni d’investimento, capita spesso di domandarsi se siano meglio quelli attivi o quelli passivi. Mentre i secondi si “limitano” a replicare le performance del mercato occupandosi semplicemente di ridurre al minimo i rischi per l’investitore, i primi adottano un approccio dinamico, interattivo e reattivo rispetto ai mutamenti e alle evoluzioni […]

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Mps vale mezzo euro. Tonfo -18%

Borsa Milano in apnea, tonfo senza fine per il titolo Monte Paschi di Siena nonostante la Consob abbia prolungato il divieto di vendite allo scoperto sui titoli MPS, tartassati dagli ordini di vendita negli ultimi giorni. Le quotazioni della banca senese valgono ormai meno di un caffè. Il titolo è sospeso per eccesso di ribasso e segna un calo teorico -18,31%, a quota 0,5355 euro.

È un’altra seduta decisamente negativa in Europa e sui listini azionari mondiali. Petrolio di nuovo in areea 27-28 dollari al barile (vedi grafico sotto) e ondata di vendite in Asia, dove i mercati sono scesi ai minimi di 4 anni. Dopo quella cinese, anche la Borsa giapponese, in calo del 3,7% quest’oggi, è entrata in una fase di mercato ribassista. L’indice di Hong Kong ha toccato i minimi di tre anni e mezzo.

Gli indici Euro STOXX 50, Dax tedesco e Cac francese sono tutti e tre in ribasso di almeno tre punti percentuali. L’avvertimento dell’AIEA, l’Agenzia internazionale dell’energia atomica, secondo cui il “mondo potrebbe affogare nell’eccesso di offerta di petrolio”, ha messo ulteriormente sotto pressione le quotazioni del greggio, in calo del 2-3%, e di riflesso il settore energetico e minerario.

A Piazza Affari, -21,5% da luglio ma +1% ieri, anche oggi – un’altra seduta da dimenticare – le osservate speciali sono le banche. Secondo un’analisi di Mediobanca la Bce starebbe ostacolando in tutti i modi le operazioni di acquisizione e fusione nel settore.

Le perdite che hanno interessato le popolari e Unicredit ieri non sono un evento isolato. Nell’ultimo semestre, mentre la Borsa di Milano cedeva il 21,5% il comparto bancario è stato protagonista di ribassi ancora più pesanti, con istituti che hanno perso anche più della metà della propria capitalizzazione. Il tutto mentre l’indice del settore bancario europeo (lo Stoxx Europe 600 delle banche) ha perso circa il 30%.

Dal luglio del 2015, ovvero da quando il Ftse Mib aveva riagganciato la soglia dei 24mila punti che non si vedeva dal crac di Lehman Brothers a settembre 2008, la peggiore performance è quella di Monte dei Paschi di Siena. Il titolo ha visto andare in fumo il 65% della sua capitalizzazione, nonostante gli ultimi due aumenti di capitale imposti dalla Banca centrale europea. Da ieri Siena capitalizza meno di 2 miliardi di euro. La quota della Fondazione vale ormai 34 milioni.

Forti vendite anche sull’altra sorvegliata speciale della Bce: Banca Carige. Il gruppo genovese, che dovrebbe trovare un partner per uscire dall’incertezza, ha dimezzato il proprio valore (-54%) in Borsa, dove adesso vale circa 660 milioni di euro. Non va meglio alle due ‘big’: UniCredit ha ceduto il 36,7% e Intesa Sanpaolo 25%.

Perdite significative anche per il gruppo delle Popolari, nonostante l’atteso consolidamento del settore innescato dalla riforma del governo per per la trasformazione in Spa: il Banco Popolare ha perso il 40%, Ubi Banca il 37,8%, Bper il 34,5%, la Popolare di Milano il 20%. Tra le banche che hanno ceduto meno c’è infine Mediobanca (-19,6%).

da: http://www.wallstreetitalia.com/

 

SIGNORAGGIO

Nel Capitale di Marx (1885), un passaggio illustra bene il funzionamento delle banche centrali: “Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipare loro denaro.
Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694). La Banca d’Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all’otto per cento; contemporaneamente era autorizzata dal parlamento a battere moneta con lo stesso capitale, tornando a prestarlo un’altra volta al pubblico in forma di banconote. Non ci volle molto tempo perché questa moneta di credito fabbricata dalla Banca d’Inghilterra stessa diventasse la moneta nella quale la Banca faceva prestiti allo Stato e pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico. Non bastava però che la Banca desse con una mano per aver restituito di più con l’altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all’ultimo centesimo che aveva dato”.

Nonostante le varie rivoluzioni di questi ultimi tre secoli, il modello rimane sempre lo stesso: i soci privati delle banche centrali si appropriano del signoraggio, della differenza tra il semplice costo di stampa delle banconote ed il loro valore indicato sulla facciata, il valore nominale. Per quanto riguarda l’euro, per il 2002, la somma ammontava a 7.000 miliardi di euro. Somma che la BCE, la Banca centrale Europea, ha sottratto ai popoli europei. Nelle costituzioni, l’argomento “signoraggio” non compare. Per quanto riguarda l’Europa, l’articolo 105A del Trattato di Maastrich prevede che: “La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno della Comunità. La BCE e le Banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle Banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nella Comunità”. Il Trattato di Maastricht, stipulato non a caso a cavallo delle stragi Falcone e Borsellino, nulla dice a proposito del signoraggio, ma riserva alla privata BCE il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione monetaria. E’ interessante notare che i firmatari per l’Italia, su mandato dell’allora Presidente Francesco Cossiga, furono Gianni De Michelis (all’epoca ministro degli Esteri) e Guido Carli (ora defunto, all’epoca ministro del Tesoro). In pratica, prima ancora che nascesse la Costituzione Europea, si erano già messi d’accordo per la divisione della torta monetaria. Tornando indietro del tempo, non troviamo traccia del signoraggio nella Costituzione italiana adottata il primo gennaio 1948. Questo argomento è troppo importante per essere sottaciuto: qualcuno, ogniqualvolta vengono emessi degli euro, si arricchisce con questa medioevale rendita di posizione che non ha niente a che spartire con la democrazia. Recentemente, a Ginevra, mi è capitato di scambiare delle opinioni con degli eminenti esperti mondiali di riciclaggio che, curiosamente, ben poco mostravano di sapere in tema di signoraggio.

Ma se il signoraggio è un’abuso dell’ignoranza popolare, visto che come argomento viene in pratica tenuto segreto, dall’altra parte si tratta di uno strumento potentemente eversivo in una società, come la nostra, dove i soldi sono potere. Dove, rubando tutto il valore della moneta all’atto dell’emissione, se ne può disporre per comprare candidati, elezioni, amministratori, oppure per partecipare a quell’orgia chiamata privatizzazione, mettendo in atto una sapiente ed efficace azione di riciclaggio della refurtiva monetaria.
Ma c’è di più: avendo la totale libertà di decidere quando, come e quanta moneta stampare, si genera il fenomeno triste dell’inflazione. Più moneta viene stampata e più ne diminuisce il valore. Il lettore potrebbe essere tratto in inganno dalle differenze di valore sui cambi: in realtà queste differenze dipendono dalla velocità di funzionamento delle macchinette stampa-soldi delle reciproche private banche centrali. Se la Federal Reserve esagera, mentre la BCE si trattiene un poco, l’euro “sale”. Ma sale comparativamente al dollaro, il suo potere d’acquisto reale diminuisce comunque.

Purtroppo i governi, che sono complici di questa triste macchinazione, non possono riconoscere ufficialmente qual’è il meccanismo che genera l’inflazione: succederebbe, come varie volte negli ultimi 310 anni, una rivoluzione. Quindi – rovesciando sapientemente i ruoli di causa ed effetto – l’aumento dei prezzi viene attribuito alla voracità dei lavoratori e/o dei commercianti. Come se nessuno di noi avesse dei parenti sopravvissuti degli anni ’60 che potrebbero testimoniare quanto valeva allora lo stipendio di un operaio. I sindacati non riescono a tenere testa all’inflazione generata dalle private banche centrali: più cercano di adeguare gli stipendi dei lavoratori, PIU’ vengono accusati di essere LORO a creare l’inflazione. D’altra parte, nessuno ne sa – ufficialmente – niente. Inoltre, gli economisti più gettonati non sono certo quelli che dicono cose “scomode” per i governi. Esiste tuttavia una scuola d’economisti che negli ultimi tempi fa sempre più parlare di sé: La Scuola Austriaca d’Economia. Proprio negli ultimi mesi, questa scuola ha reso disponibile su Internet, in inglese, una gran quantità di testi che possono essere scaricati gratuitamente: il sito è http://www.mises.org. Leggendone anche solo un paio, si scopre un punto di visuale completamente trascurato nella stampa di regime e nei media tradizionali. Si riesce a capire perché esistono periodi ritmici di sviluppo-recessione, i cosiddetti cicli “boom-bust”, e fenomeni quali Parmalat – piuttosto che Cirio o il vecchio scandalo del Banco Ambrosiano – diventano facilmente prevedibili e comprensibili. Diventano addirittura inevitabili. Uno dei soci privati tipici delle banche centrali, è il Barone Evelyn de Rothschild: ma non mancano di certo le antiche famiglie reali europee. Questi primi beneficiari dell’emissione monetaria, e dell’omertà che ne circonda in funzionamento, non hanno difficoltà a mantenere un ottimo treno di vita: altrimenti, voi li capirete, come farebbero per mantenere i castelli e le loro lussuosissime dimore, con quello che “costa” la vita? Non vorrete mica che si mettano a lavorare davvero, dopo tutti questi secoli! Hanno perso la mano. Quindi, per questo ennesimo lugubre anniversario del 27 luglio monetario, mi auguro solo una cosa: che quanta più gente possibile, almeno per una volta, organizzi un bel festeggiamento in piazza degno dell’evento.
Riprendiamoci quello che rimane dei nostri soldi.