DIVERSIFICAZIONE.. — istruirefinanza2015

Diversificazione, un concetto astratto che in concreto significa “non mettere tutte le uova nello stesso paniere”, perché se cade la cesta si rompono tutte. I fondi investono in molti titoli, che differiscono per capitalizzazione, mercato e settore di appartenenza, per cui le perdite che derivano dal crollo di uno o alcuni sono bilanciate dalle performance […]

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Dollar Index, Crude Oil WTI e Gold in analisi — Alessandro Cocco

Fonte: Commodities Trading DOLLAR INDEX Per quanto riguarda il Dollar Index la situazione è circa la stessa della scorsa settimana dopo aver fatto fronte al rintracciamento ribbassista ha stazionato sul supporto statico a 94.575 punti, tentando la violazione più volte nel corso della settimana senza mai giungere a conferme che lo avrebbero portato a ridosso […]

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Gestione attiva vs gestione passiva: una riconsiderazione — Neos

Spesso quando i fautori della pratica si scontrano con quelli della teoria, il risultato è sempre un acceso dibattito sull’ argomento. In particolare quando parliamo di finanza, i primi accusano i secondi di non avere una visione reale, ma solo di ottenere risultati medi a fronte di una variabilità pressoché infinita di outcomes. Se parliamo […]

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Panama Papers, cosa sono e chi sono gli italiani coinvolti — QuiFinanza

Uno scandalo di proporzioni planetarie fa tremare i leader e i vip di mezzo mondo. Diverse testate internazionali hanno pubblicato i risultati di una lunga inchiesta giornalistica nata dalla diffusione di un’enorme quantità di documenti riservati che mostrano il funzionamento di una delle più importanti società del mondo che si occupa di creazione e gestione…

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Aggiungiamo l’attentato di Parigi alle cosidette “False Flag”

In questi giorni non si parla d’altro , Isis ; Parigi; ma una domanda sorge spontanea …Chi ha voluto la strage?

  • “Un 11 septembre à la française” era stato ampiamente profetizzato da settimane dai servizi. Ora, sapremo se la strage di Parigi è un “false flag” come l’11 Settembre, fatto apposta per innescare una guerra senza fine “al terrorismo” – il terrorismo che gli Usa addestrano, i sauditi pagano e i turchi ricoverano contro la Siria – se la lezione che Hollande, la NATO, gli Usa trarranno dalla strage sarà:
    L’Occidente deve intervenire in Siria con tutte le forze militari allo scopo di rovesciare Assad, perché altrimenti i jihadisti diventeranno sempre più forti e meno moderati. La distruzione di Assad è la soluzione, altrimenti l’ISIS non si può vincere. Dovevamo già farlo nel 2012, ce l’ha impedito Obama vacillando….
  • Nel 2012, Hollande ardeva dalla voglia di mandare caccia ed armati in Siria ad abbattere Assad e – quindi – insediare al potere i terroristi islamici wahabiti, insieme all’Arabia Saudita e alla Turchia. Fu architettato un false flag – “Assad stermina coi gas il suo stesso popolo” come pretesto all’intervento. Il presidente Obama per motivi mai ben chiariti esitò, si ritirò (disse che aveva bisogno dell’approvazione del Congresso) sicché l’invasione occidentale contro la Siria restò sospesa. Ed è restata sospesa ancor oggi. Sospesa, non cancellata.
    Nel 2013, la Francia e la Gran Bretagna fecero sforzi straordinari perchè l’Unione Europea togliessero un (presunto) embargo sulle armi da far giungere ai ribelli terroristi islamisti: hanno avuto successo, l’Europa ha consentito, le armi arrivano ai ribelli terroristi ed hanno prolungato la strage in Siria di altri due anni.
  • Adesso, nelle ore dell’eccidio a Parigi, Obama è apparso in tv a fare il discorso delle grandi occasioni, del nuovo 11 Settembre. Promettendo l’intervento a fianco dei francesi:
    “Abbiamo sempre potuto contare sul popolo di Francia al nostro fianco. Sono stati un partner straordinario nell’antiterrorismo, e noi intendiamo essere con loro in questo frangente”.
    In realtà, questo stare “spalla a spalla” ha avuto qualche eccezione. Nell’autunno 2014, un drone Usa aveva preso di mira ed ucciso un jihadista francese combattente presso Aleppo.
  • Lo dicevano dal 2 ottobre

Su Paris Match del 2 ottobre un giudice Trévédic profetava: “Gli attentati in Francia saranno di una scala paragonabile all’11 Settembre”. Le Nouvel Observateur: “I servizi temono un 11 Settembre francese”.
Se questa tragedia è stata chiamata in anticipo “Un 11 Settembre”, vuol dire che ci attendono altri 15 anni di “guerra globale al terrorismo”.  Eventualmente anche contro la Russia, la sola che – con Assad – sta davvero cercando di eliminare il terrorismo islamico. Se  traessimo la lezione giusta, ci affiancheremmo alla Russia.   Invece volete scommettere che  non avverrà?

Infine:
Se non fosse un false flag, già si eleverebbe il grido: Basta col lasciar passare centinaia di migliaia di “profughi” cosiddetti “siriani”, quasi tutti maschi e giovani in età militare, alle frontiere orientali d’Europa! Fra di loro ci sono certamente jihadisti, aspiranti jihadisti, wahabiti tagliagole. Che stiamo facendo?
Ora, dai media almeno, questo grido non si alza. Strano. Che lezione stiamo traendo dalla strage di Parigi?

e i cittadini…?

Saranno le persone a pretendere maggiori limitazioni delle proprie libertà, più stretti controlli in tutti gli ambiti (telematici, elettronici, informatici, ecc.) e naturalmente tutto questo per la sicurezza pubblica. Nessuno avrà il coraggio di condannare la crescita esponenziale di telecamere che saranno installate ovunque: strade, piazze, locali e bagni pubblici compresi perché tutti vogliono la sicurezza.
Saremo felici nel vedere l’esercito (come sta già avvenendo) che pattuglierà le nostre strade: i militari in mimetica infondono sicurezza.
Quindi tutti saremo più sicuri: cosa volete di più?
Ma di quale sicurezza stiamo parlando? Quella stessa sicurezza messa ko e annientata dagli stessi personaggi che poi si occuperanno di proteggerci dal terrorismo?
Lo vogliamo capire o no che ci stiamo appoggiando, chiedendo maggiore sicurezza, proprio ai fautori dello stato di tensione?
Forse è arrivato il momento di uscire dal letargo cerebrale nel quale ci hanno fatto piombare per ritornare ad usare il nostro cervello e il nostro senso critico.

Fiume Sand Creek. Per non dimenticare.

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni
figlio d’un temporale

c’è un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek.

I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte
e quella musica distante diventò sempre più forte
chiusi gli occhi per tre volte
mi ritrovai ancora lì
chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì

a volte i pesci cantano sul fondo del Sand

Creek

Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
il lampo in un orecchio nell’altro il paradiso
le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l’albero della neve
fiorì di stelle rosse

ora i bambini dormono nel letto del Sand Creek

Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte
c’erano solo cani e fumo e tende capovolte
tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare

la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni
figlio d’un temporale

ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek


Il testo, dove De Andrè  paragona il popolo sardo a quello degli indiani come abitanti e custodi di un loro mondo, prende spunto dal brutale massacro ai danni dei pellerossa avvenuto il 29 novembre del 1964 per mano delle truppe della milizia del Colorado comandate dal colonnello John Chivington. In quell’occasione le guardie attaccarono un villaggio di Cheyenne e Arapaho uccidendo donne e bambini. Furono circa 180 le vittime ed altri furono mutilati tra i pellerossa mentre solo una decina di soldati trovarono la morte. Il colonnello e i suoi uomini ebbero anche il coraggio di mostrare alcune parti del corpo, in particolare feti di donne incinte e genitali, nell’Apollo Theater di Denver. In America ci furono feroci attacchi per questo episodio e venne aperta una inchiesta dove ci furono anche dei testimoni che dichiararono la colpevolezza della milizia nell’aver compiuto un vero e proprio massacro a danno di innocenti. Alcuni di questi testimoni furono ammazzatti e nonostante ciò, sia il colonnello che le truppe, non furono mai perseguiti. De André racconta l’episodio attraverso il linguaggio innocente di un bambino vittima dell’accaduto :“…Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso il lampo in un orecchio e nell’altro il paradiso…”. L’autore in merito alla canzone, dichiarò di aver preso spunti dal libro-intervista “Memorie di un guerriero Cheyenne”che raccoglie le memorie del pellerossa “Gambe di Legno”. Rispetto alla reale vicenda, per esigenze metriche, gli autori cambiano il grado e l’età dell’allora quarantatrenne colonnello Chivington che diventa “un generale di vent’anni”. La storia cantata da De André si conclude in terza persona con il finale doloroso, come realmente accaduto, dello sterminio dei bambini.

Farete bene a tentare di contaminare gli Indiani mediante coperte in cui abbiano dormito malati di vaiolo, oppure con qualunque altro mezzo a sterminare questa razza esecrabile…

Ecco alcune delle frasi che rispecchiano il genere umano, il suo animo orribile.