Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha tenuto una conferenza stampa in cui ha invitato i cittadini e le cittadine greche a votare sì, cioè a favore dell’accordo. Nel frattempo. diversi governi europei si sono riuniti per discutere della crisi greca e le principali borse hanno aperto in calo a causa della paura di un possibile default del paese.


«Quando ho cominciato molto tempo fa la mia vita europea, nel 1982, eravamo 10 stati membri. Il decimo era appena entrato, un anno prima, ed era la Grecia. All’epoca ero felice di vedere la Grecia associarsi e entrare in quella che allora si chiamava Comunità Europea. Non volevo vedere Platone giocare in seconda divisione e non lo voglio nemmeno ora. Ora siamo 28 stati membri che sono stati in grado di riconciliare la storia e la geografia europea. Ventotto stati membri capaci anche di fondere le monete nazionali in una moneta unica. Il mio auspicio è che nei prossimi decenni saremo anche più numerosi.

L’Europa del compromesso che vuole capire gli altri è diventata la cosa più importante della mia vita. L’Europa non teatro di conflitti tra interessi nazionali, anche se giustificati, non l’Europa di una prospettiva individuale e nazionale, ma l’Europa che è luogo delle convergenze politiche e non delle rivalità. L’Europa può funzionare se sappiamo gestire le differenze in un dialogo rispettoso, per il bene di tutti. In Europa nessuna democrazia vale più di un’altra e non si tratta di una democrazia contro le altre o delle altre contro una sola. Per ognuna di queste democrazia, un voto è un voto, un popolo è un popolo. Non è un gioco di poker, o vinciamo tutti o perdiamo tutti.

Sono rammaricato dallo spettacolo che ha dato l’Europa sabato scorso. In una sola notte la coscienza europea si è presa una batosta, la buona volontà è evaporata. Egoismi, giochi tattici e a volte populisti hanno avuto la meglio e dopo gli sforzi della commissione e anche della altre istituzioni coinvolte, mi sento tradito.

Si è fatto molto chiasso e questo ha coperto le voci di coloro che hanno lavorato e continuano a lavorare giorno e notte. Ammiro molto i miei collaboratori che non hanno risparmiato alcuno sforzo per tenere unita la famiglia europea. Ma la drammatizzazione ha avuto la meglio.  Si sente parlare di ultimatum, di accordo da prendere o lasciare, si è sentito parlare di ricatto. Dopo venerdì ancora una volta noi eravamo determinati per lavorare al miglior accordo possibile. Questo slancio è stato spezzato in modo unilaterale con l’annuncio del referendum. Non è stata detta tutta la verità. Far giocare una democrazia contro tutte le altre non aiuta nessun cittadino greco e nessun cittadino europeo. I cittadini chiamati alle urne devono poter vedere più chiaramente la posta in gioco».

Juncker ha parlato della responsabilità che deve arrivare prima delle singole biografie, del paese «che deve venire prima del partito». Ha precisato che i negoziati con la Grecia sono stati condotti dall’UE «in un vero spirito europeo» e che non è mai stato dato un ultimatum o un approccio del tipo prendere o lasciare». L’obiettivo, era, ha precisato, quello di «aiutare a arrivare a un accordo giusto e equilibrato».

Il presidente della Commissione europea ha parlato sia delle procedure che dei contenuti dei negoziati descrivendo il pacchetto proposto come «esigente e ampio»: ha spiegato poi alcuni punti dicendo non sono previsti tagli alle retribuzioni né tagli alle pensioni, ma che si tratta di un pacchetto che crea «più crescita e equità sociale, un’amministrazione pubblica più moderna e trasparente e un’amministrazione fiscale indipendente». E ancora: «Non è uno stupido pacchetto di austerità, ma va oltre le misure fiscali e propone una chiara strada da seguire per il futuro. Dà più tempo al governo greco per raggiungere i vari obiettivi fiscali» e molti punti il governo greco li aveva già accettati.  Juncker ha parlato delle difficoltà del governo greco di «mettere in discussione gli interessi costituiti, come rimuovere gli sgravi speciali previsti per gli armatori, ad esempio».

Ha anche detto che «non ci sono rimedi facili» e che «servono molte riforme». Ma, ha spiegato, «il governo ha lasciato all’improvviso il tavolo dei negoziati». Infine, ha accusato il governo greco di non aver detto tutta la verità ai suoi cittadini  e di aver «semplificato il messaggio»:  «In una democrazia c’è il diritto di far esprimere il popolo che deve avere però una visione completa e deve anche sapere che da parte nostra la porta è ancora aperta».

Juncker ha concluso che «è il momento della verità: non abbandonerò mai il popolo greco e so che il popolo non vuole abbandonare l’Ue. Io voglio che questa famiglia resti insieme. Chiederò al popolo greco di votare sì, indipendentemente da cioè che verrà presentato loro. Se il popolo greco dirà sì alle proposte che noi abbiamo pubblicato tanto meglio. Chiederò al popolo greco di votare sì perché dal voto del popolo greco emergerà un segnale per la Grecia e per gli altri paesi membri». Rivolgendosi direttamente ai  greci «a cui io voglio molto bene», ha detto: «Non bisogna suicidarsi perché si ha paura della morte. Bisogna votare sì indipendentemente dalla domanda posta. perché i cittadini greci responsabili e fieri di loro stessi  e del loro paese devono dire sì all’Europea».

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