Fiume Sand Creek. Per non dimenticare.

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni
figlio d’un temporale

c’è un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek.

I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte
e quella musica distante diventò sempre più forte
chiusi gli occhi per tre volte
mi ritrovai ancora lì
chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì

a volte i pesci cantano sul fondo del Sand

Creek

Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
il lampo in un orecchio nell’altro il paradiso
le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l’albero della neve
fiorì di stelle rosse

ora i bambini dormono nel letto del Sand Creek

Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte
c’erano solo cani e fumo e tende capovolte
tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare

la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni
figlio d’un temporale

ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek


Il testo, dove De Andrè  paragona il popolo sardo a quello degli indiani come abitanti e custodi di un loro mondo, prende spunto dal brutale massacro ai danni dei pellerossa avvenuto il 29 novembre del 1964 per mano delle truppe della milizia del Colorado comandate dal colonnello John Chivington. In quell’occasione le guardie attaccarono un villaggio di Cheyenne e Arapaho uccidendo donne e bambini. Furono circa 180 le vittime ed altri furono mutilati tra i pellerossa mentre solo una decina di soldati trovarono la morte. Il colonnello e i suoi uomini ebbero anche il coraggio di mostrare alcune parti del corpo, in particolare feti di donne incinte e genitali, nell’Apollo Theater di Denver. In America ci furono feroci attacchi per questo episodio e venne aperta una inchiesta dove ci furono anche dei testimoni che dichiararono la colpevolezza della milizia nell’aver compiuto un vero e proprio massacro a danno di innocenti. Alcuni di questi testimoni furono ammazzatti e nonostante ciò, sia il colonnello che le truppe, non furono mai perseguiti. De André racconta l’episodio attraverso il linguaggio innocente di un bambino vittima dell’accaduto :“…Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso il lampo in un orecchio e nell’altro il paradiso…”. L’autore in merito alla canzone, dichiarò di aver preso spunti dal libro-intervista “Memorie di un guerriero Cheyenne”che raccoglie le memorie del pellerossa “Gambe di Legno”. Rispetto alla reale vicenda, per esigenze metriche, gli autori cambiano il grado e l’età dell’allora quarantatrenne colonnello Chivington che diventa “un generale di vent’anni”. La storia cantata da De André si conclude in terza persona con il finale doloroso, come realmente accaduto, dello sterminio dei bambini.

Farete bene a tentare di contaminare gli Indiani mediante coperte in cui abbiano dormito malati di vaiolo, oppure con qualunque altro mezzo a sterminare questa razza esecrabile…

Ecco alcune delle frasi che rispecchiano il genere umano, il suo animo orribile.

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