Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha tenuto una conferenza stampa in cui ha invitato i cittadini e le cittadine greche a votare sì, cioè a favore dell’accordo. Nel frattempo. diversi governi europei si sono riuniti per discutere della crisi greca e le principali borse hanno aperto in calo a causa della paura di un possibile default del paese.


«Quando ho cominciato molto tempo fa la mia vita europea, nel 1982, eravamo 10 stati membri. Il decimo era appena entrato, un anno prima, ed era la Grecia. All’epoca ero felice di vedere la Grecia associarsi e entrare in quella che allora si chiamava Comunità Europea. Non volevo vedere Platone giocare in seconda divisione e non lo voglio nemmeno ora. Ora siamo 28 stati membri che sono stati in grado di riconciliare la storia e la geografia europea. Ventotto stati membri capaci anche di fondere le monete nazionali in una moneta unica. Il mio auspicio è che nei prossimi decenni saremo anche più numerosi.

L’Europa del compromesso che vuole capire gli altri è diventata la cosa più importante della mia vita. L’Europa non teatro di conflitti tra interessi nazionali, anche se giustificati, non l’Europa di una prospettiva individuale e nazionale, ma l’Europa che è luogo delle convergenze politiche e non delle rivalità. L’Europa può funzionare se sappiamo gestire le differenze in un dialogo rispettoso, per il bene di tutti. In Europa nessuna democrazia vale più di un’altra e non si tratta di una democrazia contro le altre o delle altre contro una sola. Per ognuna di queste democrazia, un voto è un voto, un popolo è un popolo. Non è un gioco di poker, o vinciamo tutti o perdiamo tutti.

Sono rammaricato dallo spettacolo che ha dato l’Europa sabato scorso. In una sola notte la coscienza europea si è presa una batosta, la buona volontà è evaporata. Egoismi, giochi tattici e a volte populisti hanno avuto la meglio e dopo gli sforzi della commissione e anche della altre istituzioni coinvolte, mi sento tradito.

Si è fatto molto chiasso e questo ha coperto le voci di coloro che hanno lavorato e continuano a lavorare giorno e notte. Ammiro molto i miei collaboratori che non hanno risparmiato alcuno sforzo per tenere unita la famiglia europea. Ma la drammatizzazione ha avuto la meglio.  Si sente parlare di ultimatum, di accordo da prendere o lasciare, si è sentito parlare di ricatto. Dopo venerdì ancora una volta noi eravamo determinati per lavorare al miglior accordo possibile. Questo slancio è stato spezzato in modo unilaterale con l’annuncio del referendum. Non è stata detta tutta la verità. Far giocare una democrazia contro tutte le altre non aiuta nessun cittadino greco e nessun cittadino europeo. I cittadini chiamati alle urne devono poter vedere più chiaramente la posta in gioco».

Juncker ha parlato della responsabilità che deve arrivare prima delle singole biografie, del paese «che deve venire prima del partito». Ha precisato che i negoziati con la Grecia sono stati condotti dall’UE «in un vero spirito europeo» e che non è mai stato dato un ultimatum o un approccio del tipo prendere o lasciare». L’obiettivo, era, ha precisato, quello di «aiutare a arrivare a un accordo giusto e equilibrato».

Il presidente della Commissione europea ha parlato sia delle procedure che dei contenuti dei negoziati descrivendo il pacchetto proposto come «esigente e ampio»: ha spiegato poi alcuni punti dicendo non sono previsti tagli alle retribuzioni né tagli alle pensioni, ma che si tratta di un pacchetto che crea «più crescita e equità sociale, un’amministrazione pubblica più moderna e trasparente e un’amministrazione fiscale indipendente». E ancora: «Non è uno stupido pacchetto di austerità, ma va oltre le misure fiscali e propone una chiara strada da seguire per il futuro. Dà più tempo al governo greco per raggiungere i vari obiettivi fiscali» e molti punti il governo greco li aveva già accettati.  Juncker ha parlato delle difficoltà del governo greco di «mettere in discussione gli interessi costituiti, come rimuovere gli sgravi speciali previsti per gli armatori, ad esempio».

Ha anche detto che «non ci sono rimedi facili» e che «servono molte riforme». Ma, ha spiegato, «il governo ha lasciato all’improvviso il tavolo dei negoziati». Infine, ha accusato il governo greco di non aver detto tutta la verità ai suoi cittadini  e di aver «semplificato il messaggio»:  «In una democrazia c’è il diritto di far esprimere il popolo che deve avere però una visione completa e deve anche sapere che da parte nostra la porta è ancora aperta».

Juncker ha concluso che «è il momento della verità: non abbandonerò mai il popolo greco e so che il popolo non vuole abbandonare l’Ue. Io voglio che questa famiglia resti insieme. Chiederò al popolo greco di votare sì, indipendentemente da cioè che verrà presentato loro. Se il popolo greco dirà sì alle proposte che noi abbiamo pubblicato tanto meglio. Chiederò al popolo greco di votare sì perché dal voto del popolo greco emergerà un segnale per la Grecia e per gli altri paesi membri». Rivolgendosi direttamente ai  greci «a cui io voglio molto bene», ha detto: «Non bisogna suicidarsi perché si ha paura della morte. Bisogna votare sì indipendentemente dalla domanda posta. perché i cittadini greci responsabili e fieri di loro stessi  e del loro paese devono dire sì all’Europea».

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SItuazione delle banche in grecia riassunta in 5 punti.

1- Le banche sono chiuse
Le banche saranno tutte chiuse fino al prossimo 7 luglio in modo da impedire un collasso dopo che la Banca centrale europea ha deciso di non estendere la sua assistenza di liquidità alla Grecia. La prossima domenica si svolgerà un referendum convocato dal primo ministro Alexis Tsipras per chiedere ai greci se accettare o no il piano proposto dai creditori internazionali.

2 – I bancomat
Questa mattina i bancomat non funzionavano a causa di modifiche nel sistema per introdurre un limite giornaliero per i ritiri. I prelievi dai bancomat fino al 6 luglio saranno infatti limitati a 60 euro al giorno (circa 1.800 euro al mese) per ogni carta e nel pomeriggio gli sportelli dovrebbero tornare a essere operativi con queste limitazioni.

3 – Pagamenti e transazioni
I pagamenti via carta di credito o di debito nei negozi funzionano come sempre, così come le transazioni effettuate online all’interno della Grecia. Anche le carte prepagate possono essere utilizzate come di consueto.

4 – Turisti
Chi usa un bancomat emesso in un paese straniero – per esempio i turisti – non è soggetto al limite dei prelievi. Tuttavia, diverse aziende chiedono contanti, temendo ritardi nelle transazioni con carta di credito. I governi stranieri hanno consigliato i turisti che andranno in Grecia di portare con sé contanti.

5 – Le banche sono al sicuro, per ora
Le autorità greche stanno dicendo che per ora i depositi sono al sicuro.


La lettera di Alex Tsipras al popolo greco.

Greche e greci,

da sei mesi il governo greco conduce una battaglia in condizioni di asfissia economica mai vista, con l’obiettivo di applicare il vostro mandato del 25 gennaio a trattare con i partner europei, per porre fine all’austerity e far tornare il nostro paese al benessere e alla giustizia sociale. Per un accordo che possa essere durevole, e rispetti sia la democrazia che le comuni regole europee e che ci conduca a una definitiva uscita dalla crisi.

In tutto questo periodo di trattative ci è stato chiesto di applicare gli accordi di memorandum presi dai governi precedenti, malgrado il fatto che questi stessi siano stati condannati in modo categorico dal popolo greco alle ultime elezioni. Ma neanche per un momento abbiamo pensato di soccombere, di tradire la vostra fiducia.

Dopo cinque mesi di trattative molto dure, i nostri partner, sfortunatamente, nell’eurogruppo dell’altro ieri (giovedì n.d.t.) hanno consegnato una proposta di ultimatum indirizzata alla Repubblica e al popolo greco. Un ultimatum che è contrario, non rispetta i principi costitutivi e i valori dell’Europa, i valori della nostra comune casa europea. È stato chiesto al governo greco di accettare una proposta che carica nuovi e insopportabili pesi sul popolo greco e minaccia la ripresa della società e dell’economia, non solo mantenendo l’insicurezza generale, ma anche aumentando in modo smisurato le diseguaglianze sociali.

La proposta delle istituzioni comprende misure che prevedono una ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, tagli alle pensioni, nuove diminuzioni dei salari del settore pubblico e anche l’aumento dell’IVA per i generi alimentari, per il settore della ristorazione e del turismo, e nello stesso tempo propone l’abolizione degli alleggerimenti fiscali per le isole della Grecia.

Queste misure violano in modo diretto le conquiste comuni europee e i diritti fondamentali al lavoro, all’eguaglianza e alla dignità; e sono la prova che l’obiettivo di qualcuno dei nostri partner delle istituzioni non era un accordo durevole e fruttuoso per tutte le parti ma l’umiliazione di tutto il popolo greco.

Queste proposte mettono in evidenza l’attaccamento del Fondo Monetario Internazionale a una politica di austerity dura e vessatoria, e rendono più che mai attuale il bisogno che le leadership europee siano all’altezza della situazione e prendano delle iniziative che pongano finalmente fine alla crisi greca del debito pubblico, una crisi che tocca anche altri paesi europei minacciando lo stesso futuro dell’unità europea.


Greche e greci,
in questo momento pesa su di noi una responsabilità storica davanti alle lotte e ai sacrifici del popolo greco per garantire la Democrazia e la sovranità nazionale, una responsabilità davanti al futuro del nostro paese. E questa responsabilità ci obbliga a rispondere all’ultimatum secondo la volontà sovrana del popolo greco.

Poche ore fa (venerdì sera n.d.t.) si è tenuto il Consiglio dei Ministri al quale avevo proposto un referendum perché sia il popolo greco sovrano a decidere. La mia proposta è stata accettata all’unanimità.

Domani (sabato n.d.t.) si terrà l’assemblea plenaria del parlamento per deliberare sulla proposta del Consiglio dei Ministri riguardo la realizzazione di un referendum domenica 5 luglio che abbia come oggetto l’accettazione o il rifiuto della proposta delle istituzioni.

Ho già reso nota questa nostra decisione al presidente francese, alla cancelliera tedesca e al presidente della Banca Europea, e domani con una mia lettera chiederò ai leader dell’Unione Europea e delle istituzioni un prolungamento di pochi giorni del programma (di aiuti n.d.t.) per permettere al popolo greco di decidere libero da costrizioni e ricatti come è previsto dalla Costituzione del nostro paese e dalla tradizione democratica dell’Europa.

Greche e greci, a questo ultimatum ricattatorio che ci propone di accettare una severa e umiliante austerity senza fine e senza prospettiva di ripresa sociale ed economica, vi chiedo di rispondere in modo sovrano e con fierezza, come insegna la storia dei greci. All’autoritarismo e al dispotismo dell’austerity persecutoria rispondiamo con democrazia, sangue freddo e determinazione.

La Grecia è il paese che ha fatto nascere la democrazia, e perciò deve dare una risposta vibrante di Democrazia alla comunità europea e internazionale.

E prendo io personalmente l’impegno di rispettare il risultato di questa vostra scelta democratica qualsiasi esso sia.
E sono del tutto sicuro che la vostra scelta farà onore alla storia della nostra patria e manderà un messaggio di dignità in tutto il mondo.

In questi momenti critici dobbiamo tutti ricordare che l’Europa è la casa comune dei suoi popoli. Che in Europa non ci sono padroni e ospiti. La Grecia è e rimarrà una parte imprescindibile dell’Europa, e l’Europa è parte imprescindibile della Grecia. Tuttavia un’Europa senza democrazia sarà un’Europa senza identità e senza bussola.

Vi chiamo tutti e tutte con spirito di concordia nazionale, unità e sangue freddo a prendere le decisioni di cui siamo degni. Per noi, per le generazioni che seguiranno, per la storia dei greci.

Per la sovranità e la dignità del nostro popolo.

Atene, 27 giugno 2015

Alexis Tsipras

Kennedy, i suoi discorsi molto più moderni di quelli dei “Politici” e “Presidenti” di oggi.

«La parola segretezza è in sé ripugnante in una società libera e aperta e noi come popolo ci opponiamo storicamente alle società segrete, ai giuramenti segreti, alle procedure segrete. Abbiamo deciso molto tempo fa che i pericoli rappresentati da eccessi di segretezza e dall’occultamento dei fatti superano di gran lunga i rischi di quello che invece saremmo disposti a giustificare. Non c’è ragione di opporsi al pericolo di una società chiusa imitandone le stesse restrizioni. E non c’è ragione di assicurare la sopravvivenza della nostra nazione se le nostre tradizioni non sopravvivono con essa.

Stiamo correndo un gravissimo pericolo, che si preannuncia con le pressioni per aumentare a dismisura la sicurezza, posta nelle mani di chi è ansioso di espanderla sino al limite della censura ufficiale e dell’occultamento. Non lo consentirò, fin dove mi sarà possibile. E nessun membro della mia Amministrazione, a prescindere dal suo alto o basso livello, civile o militare, dovrebbe interpretare queste mie parole come una scusa per imbavagliare le notizie, soffocare il dissenso, occultare i nostri errori o negare alla stampa e al pubblico i fatti che meritano di conoscere.

Chiedo però a ogni editore, a ogni direttore e a ogni giornalista della nazione di riesaminare i suoi stessi parametri e di riconoscere la natura del pericolo che corre il nostro Paese. Solitamente, in tempo di guerra, il governo e la stampa si sono uniti nel tentativo, basato principalmente sull’autodisciplina, di impedire divulgazioni non autorizzate al nemico. In tempo di chiaro ed effettivo pericolo i tribunali hanno confermato che persino i diritti garantiti dal Primo Emendamento debbano sottomettersi alla necessità pubblica di sicurezza nazionale.

Oggi non è stata dichiarata alcuna guerra e, per quanto violento possa essere lo scontro, potrebbe non essere mai dichiarato nel modo tradizionale. La nostra qualità della vita è in pericolo. I nostri nemici dichiarati proliferano in tutto il globo. La sopravvivenza dei nostri amici è in pericolo. Tuttavia, non è stata dichiarata alcuna guerra, nessun esercito ha oltrepassato un confine, nessun missile è stato lanciato. Se la stampa aspetta una dichiarazione di guerra prima di imporsi l’autodisciplina delle condizioni di guerra, posso solo dire che nessuna guerra ha mai rappresentato una minaccia più grande alla nostra sicurezza. Se state aspettando un reale ed effettivo pericolo, posso solo dire che il pericolo non è mai stato più reale e la sua presenza non è mai stata più incombente.

È necessario un cambiamento di punto di vista, di tattiche, di finalità da parte del governo, della gente, di ogni uomo d’affari o leader sindacale e di ogni giornale.

Poiché siamo osteggiati in tutto il mondo da una cospirazione monolitica e spietata che si avvale principalmente di mezzi occulti per espandere la propria sfera di influenza attraverso l’infiltrazione piuttosto che l’invasione, la sovversione piuttosto che le elezioni, l’intimidazione piuttosto che la libera scelta, la guerriglia notturna piuttosto degli eserciti diurni. È un sistema che ha investito molte risorse umane e molti materiali nella costituzione di una macchina efficientissima e perfettamente oliata che combina operazioni militari, diplomatiche, d’intelligence, economiche, scientifiche e politiche.

I suoi preparativi non vengono resi pubblici, ma occultati. Ai suoi errori non vengono dedicati i titoli di testa, ma vengono nascosti. I dissidenti non sono elogiati, ma messi a tacere. Nessuna spesa viene messa in questione, nessuna indiscrezione pubblicata, nessun segreto svelato. In poche parole, la Guerra Fredda viene portata avanti con una disciplina di guerra che nessuna democrazia si augurerebbe o desidererebbe mai di eguagliare. Ciò nonostante, ogni democrazia riconosce le restrizioni necessarie alla sicurezza nazionale e resta da stabilire se tali limitazioni debbano essere osservate più rigorosamente nel caso di un attacco di questo tipo, come anche di una reale invasione e forse non ci sono consigli da dare.

Forse non c’è risposta al dilemma che una società libera e aperta deve affrontare in una guerra fredda e segreta. In tempo di pace, qualsiasi discussione a riguardo e ogni conseguenza, sono dolorose e senza precedenti. Ma questo è un epoca di pace e di pericolo che non ha precedenti nella storia. È dalla natura senza precedenti di questa sfida che nasce il vostro secondo obbligo, un obbligo che condivido. È nostro obbligo informare e mettere in guardia il popolo americano per essere certi che conosca e comprenda tutti i fatti che deve sapere: i pericoli, le prospettive, le finalità del nostro programma e le scelte da affrontare…

Ai vostri giornali non chiedo di sostenere l’Amministrazione, chiedo invece il vostro aiuto nel fondamentale compito di informare e mettere in guardia il popolo americano.

Nutro infatti un assoluta fiducia nella risposta e nella fedeltà dei nostri cittadini a condizione che siano completamente informati. Non solo non potrei soffocare le voci di dissenso fra i vostri lettori, le auspico. Questa Amministrazione vuole essere trasparente nei propri errori, perché, come disse un saggio: «Un errore non diventa madornale finché non rifiuti di correggerlo». Vogliamo assumerci la piena responsabilità dei nostri errori e auspichiamo che voi li indichiate quando manchiamo noi di farlo. Senza dibattito, senza critica, nessuna Amministrazione e nessun Paese può avere successo come nessuna repubblica può sopravvivere.

È questo il motivo per cui il legislatore ateniese Solone definì un crimine per ogni cittadino rifuggire dal dibattito. Ed è questo il motivo per cui la nostra stampa era protetta dal Primo Emendamento l’unica attività in America specificamente protetta dalla Costituzione, che non serve per divertire e intrattenere, per enfatizzare il triviale e il sentimentale, o semplicemente per dare al pubblico ciò che vuole, ma per informare, risvegliare, per riflettere, riconoscere i nostri pericoli e le nostre opportunità, segnalare le nostre difficoltà e le nostre scelte, per guidare, plasmare, istruire e a volte persino per fare infuriare l’opinione pubblica.

Questo significa maggiore attenzione e maggiore analisi delle notizie internazionali,perché non c’è più nulla di lontano ed estraneo, ma tutto è vicino e ci riguarda.

Significa fare più attenzione al capire le notizie e al perfezionarne la divulgazione. E significa che il governo, ad ogni livello, deve onorare il proprio dovere di fornire più informazioni possibili al di fuori dei più stretti limiti della sicurezza nazionale, e questo intendiamo farlo. All inizio del Diciassettesimo Secolo Francis Bacon commentò tre recenti invenzioni che stavano cambiando il mondo: la bussola, la polvere da sparo e la stampa. Ora che i legami tra le nazioni tracciati all inizio dalla bussola ci hanno resi tutti cittadini del mondo, le speranze e le minacce del singolo sono diventate le speranze e le minacce di tutti noi.

I tentativi di vivere insieme, l’evoluzione della polvere da sparo fino agli estremi ha messo in guardia l’umanità sulle terribili conseguenze di un fallimento. Ed è quindi alla stampa, biografa delle imprese dell’uomo, custode della sua coscienza, foriera delle sue notizie, che ci rivolgiamo per avere forza e sostegno, fiduciosi che con il vostro aiuto l’uomo diventerà ciò per cui è nato: libero e indipendente».


Non voglio per niente affermare che Kennedy sia stata una brava persona però, ci vide bene.


https://www.youtube.com/watch?v=aknLrdjqKDY

Quella testa di #Maroni

[In fondo a Sinistra - Il Blog]

11427060_928125760585408_3537564015534679687_nLa verità, caro Roberto Maroni, è che se fai politica da quarant’anni, hai fatto sei legislature, il vice Presidente del Consiglio, due volte il ministro dell’Interno, il segretario di un partito, il Presidente di Regione e l’unica cosa che ti rimane da fare per coprire il fatto che sei sotto inchiesta per aver fatto assumere le tue collaboratrici è far polemica sulla gente che scappa dalla guerra significa che non vali veramente un cazzo.

Tu e chi ti viene dietro. Scusate il francesismo, come scrive anche il mio amico Marco Furfaro, ma non se ne può veramente più.

Nota: Che poi io non capisco come mai ‪#‎Maroni‬ è così rigido sulle migrazioni. Il suo cuore e il suo cervello, per esempio, mi risultano immigrati da anni ormai nel Paese delle teste di minchia.

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Quando c’era #Berlinguer

Storico…

[In fondo a Sinistra - Il Blog]

Enrico_Berlinguer_+_Roberto_Benigni#Berlinguer #11giugno1984
Ho letto tanto di lui, documentato e devo dire che la sua figura mi manca. Manca a noi giovani, alla nuova generazione.

Soprattutto perché oggi c’è una miseria della politica, che è decaduta. Berlinguer ha nobilitato la politica e ha dimostrato che è possibile darle un senso alto e nell’interesse generale: per questo il suo ricordo è così vivo.

La sua grandezza risiedeva nella sua coerenza. Giovanissimo, andò in carcere a Sassari guidando le manifestazioni per il pane e ha tenuto sempre ferma, anche da segretario, questa linea di un rapporto forte con la gente, non dimenticando che la politica va fatta per le persone e con le persone. La sua personalità, nel mondo del lavoro, si è identificata come quella di un uomo che esprimeva le esigenze più profonde del popolo.

Il mondo oggi è cambiato rispetto a quando c’era Berlinguer.

L’attualità di Berliguer va cercata nel…

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Fiume Sand Creek. Per non dimenticare.

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni
figlio d’un temporale

c’è un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek.

I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte
e quella musica distante diventò sempre più forte
chiusi gli occhi per tre volte
mi ritrovai ancora lì
chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì

a volte i pesci cantano sul fondo del Sand

Creek

Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
il lampo in un orecchio nell’altro il paradiso
le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l’albero della neve
fiorì di stelle rosse

ora i bambini dormono nel letto del Sand Creek

Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte
c’erano solo cani e fumo e tende capovolte
tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare

la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek

Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni
figlio d’un temporale

ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek


Il testo, dove De Andrè  paragona il popolo sardo a quello degli indiani come abitanti e custodi di un loro mondo, prende spunto dal brutale massacro ai danni dei pellerossa avvenuto il 29 novembre del 1964 per mano delle truppe della milizia del Colorado comandate dal colonnello John Chivington. In quell’occasione le guardie attaccarono un villaggio di Cheyenne e Arapaho uccidendo donne e bambini. Furono circa 180 le vittime ed altri furono mutilati tra i pellerossa mentre solo una decina di soldati trovarono la morte. Il colonnello e i suoi uomini ebbero anche il coraggio di mostrare alcune parti del corpo, in particolare feti di donne incinte e genitali, nell’Apollo Theater di Denver. In America ci furono feroci attacchi per questo episodio e venne aperta una inchiesta dove ci furono anche dei testimoni che dichiararono la colpevolezza della milizia nell’aver compiuto un vero e proprio massacro a danno di innocenti. Alcuni di questi testimoni furono ammazzatti e nonostante ciò, sia il colonnello che le truppe, non furono mai perseguiti. De André racconta l’episodio attraverso il linguaggio innocente di un bambino vittima dell’accaduto :“…Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso il lampo in un orecchio e nell’altro il paradiso…”. L’autore in merito alla canzone, dichiarò di aver preso spunti dal libro-intervista “Memorie di un guerriero Cheyenne”che raccoglie le memorie del pellerossa “Gambe di Legno”. Rispetto alla reale vicenda, per esigenze metriche, gli autori cambiano il grado e l’età dell’allora quarantatrenne colonnello Chivington che diventa “un generale di vent’anni”. La storia cantata da De André si conclude in terza persona con il finale doloroso, come realmente accaduto, dello sterminio dei bambini.

Farete bene a tentare di contaminare gli Indiani mediante coperte in cui abbiano dormito malati di vaiolo, oppure con qualunque altro mezzo a sterminare questa razza esecrabile…

Ecco alcune delle frasi che rispecchiano il genere umano, il suo animo orribile.

Lo strano caso di un Flâneur Napoletano che provò l’emozione di calpestare un escremento canino.

Sapete che Napoli è un bel presepe ma con pastori che fanno schifo. Non posso non elencare  da cittadino napoletano quello che spesso , sfortunatamente, succede tra le mura di questa città che è civilizzata a macchie. Prima di tutto un problema che è perennemente sottovalutato ma è sintomo di STRAFOTTENZA é la vicenda degli escrementi di cane. Si,avete letto bene escrementi di cane. Povere bestie la colpa non é la loro, se avessero l’uso della parola e la possibilità di sputare in faccia il padrone forse non avremmo questo problema, ma dato che non voglio fermentare troppo la mia immaginazione continuo con la mia denuncia. Arrivato il momento in cui il miglior amico dell’uomo deve compiere il cosidetto ” Atto Grande ” , il padrone dovrebbe armarsi di paletta per sollevare l’escremento fresco e puzzolente e gettarlo nella spazzatura , dovrebbe. In qualsiasi zona  gli incivili non alzano l’incremento e lo lasciano solo in preda alle suole delle scarpe di cittadini e turisti…In quel momento estasiato dalla visione di Piazza del Plebiscito , il nostro Botanico del marciapiede , non era affatto malinconico della Rue Malebranche, la sua dimora a 4 passi dal Pantheon dove “vivono” Victor Hugo,Zola,Voltaire e Jaurès. Dal lungomare Caracciolo, dove l’ammiraglio Nelson succube dei Borbone lasciò impiccare l’ammiraglio Caracciolo sul pennone della Minervail nostro protagonista sognava una delle infinite storie che ha vissuto la nostra amata città. Il profumo del mare lo estasiava, avrebbe voluto subito tuffarsi ma non sapeva nuotare, sapeva nuotare solo “passeggiando” senza programmare tappe , non avrebbe voluto essere fermato ogni traversina da venditori di calzini che si fingono ex carcerati  per fare pena ed essere offerti quel caffè o scroccare senza pudore 20 centesimi anche ai ragazzini, il nostro amico non voleva incombere in situazioni del genere che nella sua lenta passeggiata hanno solo fatto sfumare la vista di alcune particolarità del lungomare partenopeo. Arrivato alla cosidetta Colonna Spezzata il nostro protagonista si accorge di un fetore, si gira a destra e a sinistra ma non riesce a capire da dove arrivasse quella tremenda puzza, alcuni Scugnizzi passano lo deridono e urlano : – ” Che fiet o’zij !!! ” Altri esclamano :-“Ma aro abit ? Rind a’munnezz??” Il nostro mitico e meraviglioso  Flâneur finalmente abbassa la testa verso le sue scarpe, alza un piede e si accorge di essere affondato direttamente in un escremento di cane. In quel momento la rabbia gli fa perdere tutta la calma , tutta la lentezza e tutta la signorilità in un batter d’occhio. E all’improvviso….

Ma stamm facenn verament? No mo mi dovete rispondere senza che fate finta di niente !!! Nuij tenimm tutt sti cos , castelli , parchi, certose,infinite chiese, in ogni vicl’ e vicariell’ sono passati scrittori, , pittori,attori ,cantanti, Rivoluzionari e  Maradona!!!!!!!! Ogni grande imperatore aveva come sogno una dimora a Napoli, ma nuij sol perchè hann calpestat stu paviment tutti chisti’ccà’ essma fa ” Business” !!!! Ma purtropp un manc na cammenat in santa pace se po fa !!! Nemmeno quel cielo azzurro senza neanche una nuvola si può guardare ! Perchè? Perche non avete il buonsenso, non avete senso di appartenenza verso questa città che difendete soltanto quando i tifosi della squadra avversaria v’sfottn!!!! E niente di meno tenimm tutt stu poc a’verè e amma cammna ca cap indirizzata a strad perchè le minate di escrementi ??? Perchè?? Perchè sit sfaticat , manc na cacat a miez a vij vulit aizà!!! Senza peli sulla lingua rispecchio tutto quello che vedo in questa città , e standomene zitto zitto vedo quanta inciviltà e quanta sciattezza dilaga in queste piccole cose, sarò esagerato dite voi? Intanto chi me la pulisce la cacca da sotto le scarpe??? 

A Castellamare topi escono dalle fogne, occorre derattizzare

Blog Antifa Vesuvio

Alla mannaia repressiva dello Stato degli ultimi giorni che ha visto coinvolti sette compagni cremonesi e tre baresi (per essersi opposti alle merde reazionarie) è seguita, questa volta sui nostri territori, la pratica più infame e meschina che la feccia fascista possa compiere. Un gruppo armato di bastoni e catene ha fatto irruzione all’interno della ciclofficina Viviani di Castellammare di Stabia facendo mattanza di chi e di cosa si trovasse all’interno della sede.

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